Athenaeum

L’eletto, la fede, l’enigma della parentela

La trilogia classica può essere connessa in modo molto stretto a una favola celeberrima nell’antichità e oggi semisconosciuta, un mito transculturato infinite volte nell’Oriente e non solo; un mito (o favola) caro a innumerevoli culture, sacro a più di venti popoli di circa trenta lingue e dieci confessioni religiose diverse e che in ultima analisi risale alla vita di Buddha.

Quella storia viaggiò per più di un millennio nell’Asia (Tibet, India, Cina, Turkestan, Persia, Siria) fino a giungere a Costantinopoli ed essere cristianizzata. Il sanscrito Bodhisattva (Buddha) divenne l’arabo Budhasaf, poi Yudasaf e infine Ioasaph e così rimase nel mondo bizantino e nei secoli successivi, quando passò in Russia e anche nell’Occidente latino del Medioevo, in Francia, Germania, Norvegia, Inghilterra (Shakespeare la cita nel Mercante di Venezia), poi Olanda, Polonia, Portogallo e Spagna, e di qui ai Caraibi. Ma arrivò anche alle Filippine. Vi si ispirano Hermann Hesse, il film Il piccolo Buddha, Lope de Vega, Tolstoj (Confessioni).
È la storia di Ioasaph, un giovane principe che vive isolato dal mondo in una “torre d’avorio” perché segnato da una profezia. Un giorno, spinto a disubbidire dalla curiosità, scopre che il mondo è pieno di quei mali che gli erano stati nascosti. Giunge da lui Barlaam, un santo eremita che gli svela i segreti della vera fede e diviene il suo padre spirituale, prima di andarsene. Ioasaph, perseguitato dal padre, riuscirà alla fine a convertire anche lui alla vera fede.
Prenderemo come punto di riferimento la celebre versione bizantina cristianizzata del mito, attribuita a S. Giovanni Damasceno.

– St. John Damascene, Barlaam and Joasaph, trad. Woodward e Mattingly, Loeb Classical Library, Londra 1967
– Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, a cura di Ronchey e Cesaretti, Rusconi

Le differenze tra lo schema della trilogia di Guerre Stellari e l’antica storia del Buddha (in questa versione bizantina è già stata riscritta e transculturata più volte ma rimane sostanzialmente invariata) sono molte, ovviamente, perché se tutto fosse stato coincidente la saga di Lucas sarebbe stata solo l’ultima di un’interminabile serie di riscritture di questo mito antico. A noi interessano le somiglianze, che come vedremo sono tante e sorprendenti, specie se si bada al tema mitico della paternità, che nell’epopea di Star Wars riveste un ruolo centrale.
Non si deve necessariamente pensare, nel caso di Lucas, a un modello coscientemente perseguito, poiché i mitologemi vengono assorbiti nella cultura personale e fatti rivivere anche inconsapevolmente. A questo proposito ricordiamo l’interesse nutrito dal regista americano per l’opera del mitologo Joseph Campbell.
Con ogni probabilità un rapporto diretto tra le due storie non c’è: Lucas non si è ispirato di proposito a questo antico mito; semplicemente, la saga ricalca per qualche ragione lo schema mitico che analizzeremo, e perciò è risultata molto familiare al pubblico di varie culture che possiedono nel proprio patrimonio alcune “favole” di questo tipo.
Se anche certi elementi sono in contrasto nelle due storie (si tratta di asimmetrie secondarie) la struttura che soggiace alle rispettive vicende sembra conformarsi a uno stesso modello. Si potrebbe pensare a delle coincidenze se solo i singoli particolari identici non fossero così numerosi e parte di una struttura che offre tanti altri paralleli nel suo complesso.

La torre d’avorio

Ioasaph, come Luke, è un eletto, alla lettera in greco un “ek-lektos”, uno tenuto in disparte, che percorre vie diverse da quelle della massa in quanto predestinato a un ruolo politico, a un futuro all’insegna del potere e della gloria. Il mitologema antico del “diverso” che diventa un “potente” (in qualche campo o sotto qualche aspetto) è molto frequente, e in tutte le culture abbondano le figure di eroi che partono da origini umili oppure dall’ignoranza di qualcosa per giungere a ruoli importanti e gloriosi.
Così, se Ioasaph è ignaro dell’esistenza dei mali, della morte e della vera fede, nella quale primeggerà, anche Luke all’inizio è ignaro dell’identità di suo padre e dell’esistenza della Forza, nel dominio della quale un giorno non avrà rivali. Ioasaph diventerà un santo e Luke un grande cavaliere Jedi (e i Jedi non sono un po’ anche dei santi, in senso non solo strettamente cristiano?). La differenza tra i due è che se Ioasaph è un principe Luke è solo un contadino; ma ciò non muta la sostanza; proprio l’apparente opposizione dei loro ruoli iniziali li rende paradossalmente comparabili. In Luke si sovrappone un altro mitologema, quello dell’orfano cresciuto in segreto e predestinato a un futuro di gloria. Alla fine il futuro dei due giovani sarà lo stesso.
E in fondo l’orfano cresciuto in segreto non è forse un caso particolare di “principe”, solo dissimulato dalla vita semplice che conduce, ma ugualmente destinato a un futuro glorioso?

Vissuto segregato in una sorta di torre d’avorio, Ioasaph non conosce la malattia e la morte ma solo la perfezione più soffocante. Perciò è ossessivamente attratto dall’anomalia; è dotato insomma della meraviglia, la facoltà strana di stupirsi della norma (ciò che è norma per gli altri), quella facoltà strana e ancestrale perdutasi nell’uomo acculturato e tipica invece della Condizione Originaria dell’umanità, nonché della prima infanzia di ciascuno. Ogni particolare per noi normale lo incuriosisce.
Re Abenner, suo padre, non gli permette di uscire e conoscere la realtà come lui vorrebbe perché pensa di proteggerlo e farlo vivere meglio, tenendolo lontano dalla riflessione sui mali del mondo e dalla vera fede (e dal potere) cui è predestinato.
Lo zio Owen impedisce a Luke di iscriversi all’Accademia Imperiale e realizzare i suoi sogni adducendo pretesti e temporeggiando; soprattutto, fatto ancora più grave e repressivo della dignità del ragazzo, gli impedisce di conoscere non solamente la verità su suo padre ma anche solo qualche particolare in più. Anch’egli pensa di fare il bene del ragazzo evitandogli i pericoli cui potrebbe andare incontro se seguisse le orme del padre e assumesse un ruolo da protagonista negli eventi storici.
Questa, secondo gli schemi dello studioso dello strutturalismo Vladimir Propp, è la “funzione q: il darsi di una proibizione”, schema caro a tutti i miti del mondo, da Adamo ed Eva che infrangono il divieto di cogliere il frutto dell’albero della conoscenza (che non è una mela!) a Prometeo che dona il fuoco agli uomini, fino alla rosa proibita de La Bella e la Bestia. Si ritiene che l’infrazione della proibizione sia uno dei principali “motori” delle favole.
Insomma, la disobbedienza genera la favola.
Ed ecco che se Ioasaph si arrischia ad uscire e scopre che al mondo esistono la malattia e la morte (e come conseguenza indiretta di ciò incontrerà l’eremita e maestro Barlaam), così anche Luke, trascinato da C1-P8 (che, ricordiamolo, simboleggia il subcosciente, in questo caso quello di Luke) viene spinto nel deserto alla ricerca dell’eremita e maestro Ben Kenobi. Luke non è consapevole —non ancora— di andare a infrangere il divieto e ad apprendere la verità che brama conoscere: è C1, cioè il preconscio, a spingerlo letteralmente a questa infrazione. Ma che egli desideri conoscere di più su suo padre, e non solo, è indubbio. Sicché anche per lui il nesso tra brama di conoscenza e incontro col magico donatore / maestro è indiretto.
Sia Ioasaph che Luke sono mossi dalla “funzione a: la mancanza” cioè un’ansia strana, uno “spleen”, un’irrequietezza giovanile, desiderio di conoscere di più e di fuggire dai confini angusti del luogo in cui sono imprigionati (che sia la lussuosa torre d’avorio d’Oriente oppure l’insediamento agricolo dei Lars nel deserto di Tatooine non fa alcuna differenza).

Ioasaph si informa per scoprire se esistano dei santi sapienti che possano dischiudergli la vera visione del mondo e la vera fede; ma gli viene spiegato che suo padre li ha perseguitati e fatti assassinare tutti. Anche Luke scopre la stessa cosa, cioè che i Jedi non esistono più: Darth Vader (che sappiamo un giorno si rivelerà proprio suo padre) è colui che ha servito l’Imperatore perseguitando come martiri tutti i Jedi e assassinandoli, in una grande “Persecuzione”. Le due storie, così diverse, hanno uno “scheletro” sorprendentemente simile e forse anche voi avrete cominciato ad accorgervene.
Sia Ioasaph che Luke, nonostante tutto, incontrano qualcuno che può aiutarli, cioè uno degli ultimi rimasti di quei santi (o Jedi) che il padre del protagonista ha fatto assassinare: si tratta di Barlaam / Obi-Wan Kenobi, due figure molto simili di vecchio eremita. Entrambi assolvono la “funzione DZ” cioè quella del “donatore del mezzo magico”, in particolare sul piano retorico: se nelle favole spesso il vecchio saggio che aiuta il protagonista dona un oggetto magico, in questi due casi ciò che viene donato è più nobile, è un qualche tipo di conoscenza. Barlaam e Obi-Wan infatti non donano oggetti materiali bensì largiscono parole (Obi-Wan dona anche la spada a Luke, ma questa è un’altra questione; e comunque essa rientra nell’insegnamento impartito).
All’incontro con entrambi i saggi maestri Ioasaph e Luke sono giunti in modo indiretto in seguito alla disubbidienza, l’infrazione della proibizione. Ioasaph disubbidisce vedendo ciò che non deve; la sua storia giunge per rivelazione celeste a conoscenza di Barlaam, che si presenta da lui facendosi ricevere sotto mentite spoglie. Luke invece è guidato da C1-P8 (il preconscio) a disubbidire allontanandosi da casa; ma in fondo ha comunque raggiunto Kenobi perché lo voleva, almeno dentro di sé; di certo voleva conoscere di più su suo padre, come mostrato subito prima nella storia.
Al pari di Barlaam (che si finge un mercante) anche Obi-Wan Kenobi all’inizio è sotto mentite spoglie, quelle di Ben Kenobi; cela la sua vera identità prima di rivelare tutto al giovane protagonista, assolvendo poi a lungo la funzione del “donatore magico”, cioè del maestro e padre spirituale.

Fin qui il rapporto tra il giovane protagonista eletto e il vecchio che gli fa conoscere ciò che prima gli era tenuto nascosto. A questo punto un altro mitologema si innesta sul primo: è l’enigma della parentela, che ricalca il quesito ancestrale su quale ordine culturale si debba dare, cioè quale valore, a quel rapporto tra gli uomini che è il più naturale e il più inspiegabile, il più angoscioso e ingiustificato del mondo: la generazione. L’enigma consiste nell’incertezza sul vero rapporto padre-figlio, su quale ordine abbiano i termini del rapporto: chi è padre di chi e da che punto di vista.

Il padre carnale

Re Abenner è per Ioasaph il padre naturale, secondo la carne, il padre più inspiegabile (chi può dire perché si è figli di chi ci ha generati? È così e basta). Anakin lo è di Luke.
I miti racchiudono spesso la cronaca di una rivolta generazionale, il conflitto col padre: secondo molti l’antica latente animosità del figlio verso il padre è il fattore patetico della favola.
Per Ioasaph il conflitto è esplicito, visto che il padre gli impedisce di essere felice conoscendo il mondo come vorrebbe; per Luke il conflitto col padre non è esplicito, perché l’opposizione è piuttosto al padre “civile” se possiamo dire così, cioè il suo tutore zio Owen. Il conflitto col padre carnale in verità c’è, ma è del tutto “non lineare” e non cosciente. All’inizio il padre, creduto morto, è idealizzato, è un’ombra di realtà; quando Luke ne scoprirà la vera identità l’animosità che era diretta verso Vader farà appena in tempo a decodificare la nuova situazione e non si riverserà mai davvero su Anakin, sortendo invece un progetto di redenzione. In Star Wars, quindi, questo passaggio è più tortuoso ed elaborato che nel mito di Ioasaph. Luke ha esercitato sì l’ancestrale animosità verso il padre, ma senza saperlo: ancora una volta Luke è “automa del mitologema”, mosso dal destino a fare cose di cui non è cosciente se non a posteriori, ma che servono a inquadrare la sua vicenda nello schema del mitologema stesso, uno schema al quale obbedisce quasi ogni particolare della storia. Luke esercita l’animosità verso il padre convinto invece di combattere un nemico, Vader, assassino del padre stesso, perché così gli è stato fatto credere; come se allo schema mitico del conflitto col padre non ci si potesse sottrarre in nessun modo, neppure con l’ignoranza della realtà (cfr. Edipo che va a Tebe); come se fosse scritto nel destino, in quel livello della realtà che agli uomini sfugge. Perciò Luke ottiene “tragicamente” l’effetto opposto a quello inteso: vorrebbe vendicare il padre ma in realtà combatte contro di lui, senza saperlo. Questo è un perfetto esempio di peripezia nel senso inteso da Aristotele.
“Tragedia” è per definizione l’immagine dell’ambiguità e problematicità del reale, immagine della frattura che separa la volontà umana dal progetto del divino o della sorte; è lo smarrito aggirarsi dell’individuo entro le pastoie del destino; è la conoscenza che nasce dal patimento (il pathei mathos). In questo senso, per l’abisso che separa le nostre convinzioni e i nostri propositi dal vero assetto della realtà, la vicenda centrale di Star Wars è “tragica” in senso squisitamente classico.
Luke vive nell’ignoranza dei rapporti parentelari secondo un modello tragico purissimo, cosa che lo differenzia dal mito di Ioasaph e addirittura lo innalza rispetto ad esso (ora sarà più chiaro perché parlassi con baldanza dell’altissimo valore culturale di Star Wars), in virtù della maggiore complessità della sua posizione, cioè il conflitto non lineare e non esplicito col padre.
Se Ioasaph odia il padre perché questi genericamente non gli permette di conoscere la realtà, Luke finisce per odiare il padre, senza ancora sapere che è tale, proprio perché sul padre stesso non è stata detta tutta la verità. Il mito si avvita su se stesso.
Obi-Wan, infatti, racconta a Luke la verità che il giovane desiderava ma lo fa, per quanto concerne il padre, in modo sibillino, nello stesso stile ambiguo degli oracoli antichi, in cui il senso apparente è fuorviante: Anakin fu sì assassinato da Vader, ma sul piano simbolico-spirituale. E questa verità sibillina condurrà Luke, come i personaggi mitici della tragedia classica (ma non lo Ioasaph orientale) alla peripezia e all’agnizione, secondo un iter drammatico che avrebbe pienamente soddisfatto Aristotele.

Iosaph riceve il battesimo (manoscritto greco del Monte Atos)

Il padre spirituale

Il maestro eremita “donatore del mezzo magico” diviene padre spirituale del protagonista: con la sola differenza che per Ioasaph si configura come immediata alternativa al padre carnale, che malvagio è sempre stato e sul quale nessuna bugia è stata detta; mentre per Luke l’opposizione è al tutore, zio Owen. Obi-Wan non si presenta in opposizione e come alternativa al padre carnale, ma anzi in continuità con lui, che fu suo amico, del quale conserva memoria e per conto del quale fa avere a Luke la spada. La spada è l’aspetto tangibile del mezzo magico (l’istruzione Jedi) che avvia l’iniziazione del giovane, e insieme rappresenta la conoscenza del padre: essa è tutto ciò che Luke ha di suo padre, di Anakin, dell’uomo buono presentatogli da Obi-Wan. A Luke non è offerta l’alternativa contemporanea tra un vero padre carnale odiato e il padre spirituale, ma tra un padre “civile” (zio Owen) e una linea ereditaria che dal padre carnale passa a quello spirituale, Obi-Wan, investito quasi dei due ruoli insieme.
Ma la realtà è un’altra, come s’è detto, perché ormai Anakin non esiste più e al suo posto c’è Darth Vader; e, nella complessità del tragico, Luke sceglie (ancora una volta inconsapevolmente) il padre spirituale in contrapposizione a quello carnale malvagio, che malvagio è attualmente; Luke per ora non ne ha coscienza perché non conosce la verità sulla trasformazione di Anakin, eppure per l’ennesima volta segue un sentiero misterioso tracciato dalle figure mitiche antiche e sta al fianco del padre spirituale Obi-Wan (con “annessa” la memoria del vecchio Anakin) contro quello carnale malvagio, Vader, pur non rendendosi conto di farlo. Invece di combattere un padre malvagio combatte un uomo malvagio che crede abbia ucciso suo padre, ma ugualmente è suo padre. Dai disegni del destino non si scappa.
Obi-Wan come Barlaam diventa padre spirituale nel cammino di crescita del giovane protagonista, che diverrà “asceta” in senso lato. L’oscuro vincolo maestro-discepolo si fa trasfusione di sangue paterno e parentela effettiva, benché non carnale. Lo “statuto di figlio” giunge all’eroe spiritualmente soprattutto in occasione del dono di addio. Per Ioasaph il dono d’addio è il battesimo da parte di Barlaam, per Luke è il sacrificio della vita da parte di Obi-Wan.
Il dono d’addio è sempre il suggello dell’istruzione, corona l’aiuto salvifico che è l’insegnamento del maestro, ed è insieme l’ultima e più grande lezione: così il battesimo da parte di Barlaam, che “salva” spiritualmente e corona l’insegnamento; così il sacrificio di Obi-Wan che aiuta Luke nella circostanza specifica salvandolo, corona l’istruzione con l’insegnamento più sublime (il sacrificio) e infine gli permette di essere al suo fianco in futuro in modo spirituale, nella Forza.
Dopo il dono d’addio il maestro abbandona il discepolo (Barlaam parte, Obi-Wan muore) ma resta con lui spiritualmente.
Le differenze col Barlaam e Ioasaph ci sono ma ci sono anche le somiglianze, specie per quanto concerne l’ultimo, cruciale passaggio dell’enigma della parentela.

Il padre culturale

Tutto prepara e conduce alla terza fase, quella del padre “culturale” (è sempre spirituale ma qui si pone l’accento sull’opera di persuasione). Ancora più che in precedenza si noterà la somiglianza stretta del mito di Ioasaph con la vicenda di Luke Skywalker, fermo restando che in Star Wars c’è in più il tema tragico della parentela nascosta (con peripezia e agnizione).
Essere “figli della luce”, cioè seguire il bene (Ioasaph la vera fede, Luke il lato luminoso della Forza) comporta grandi sacrifici, il primo dei quali è la necessità frequente di stravolgere i legami familiari carnali, terreni, nella fattispecie facendosi…padre del proprio padre sul piano spirituale (si parla di padre “culturale”, riferendosi alla funzione retorica della persuasione, ma si tratta pur sempre di una paternità spirituale), un padre che vive nel male e nella perdizione. Re Abenner è ottenebrato dagli idoli malvagi e perseguita i santi; Darth Vader è soggiogato dal Lato Oscuro, personificato nell’Imperatore Palpatine, e ha perseguitato i Jedi.
Sia Ioasaph che Luke, come culmine della loro maturazione, condurranno il padre carnale al bene, alla “conversione” o alla “redenzione”; e lo porteranno al bene dopo che, per poco, non ne sono stati volti al male. La sintonia (fine del conflitto col padre) ci sarà quando anche il padre carnale aderirà al bene; ma sarà un’alleanza di segno rovesciato, in cui è il figlio a educare il padre facendosi di lui padre spirituale, secondo un paradosso che sul piano carnale non avrebbe senso.
Ioasaph avrebbe potuto restare sotto la campana di vetro di falsità e di male costruita da suo padre; Luke avrebbe potuto aderire all’offerta di potere di Vader a Bespin (“vieni con me“): sarà lui a Endor a rovesciare —con grande efficacia drammatica— la proposta “vieni con me“, a farsi, appunto, padre (spirituale) di suo padre, credendo nelle sue possibilità, dandogli fiducia e indirizzandolo al bene.

Ma l’opera di conversione non è né rapida né indolore, per nessuno. Il figlio invita il padre a farsi suo “compagno” nel bene (cioè a essere sul suo stesso piano: non si arriva ad esplicitare il concetto della propria paternità spirituale): Ioasaph invita in questo modo Abenner e lo stesso fa Luke con Vader. All’invito segue una minaccia, la minaccia del troncamento dei rapporti terreni proprio in vista di quelli spirituali: Ioasaph minaccia di abdicare al proprio ruolo di figlio se il padre non rinsavirà; così anche Luke decreta funestamente “allora mio padre è morto davvero“. Segue una controminaccia che sancisce provvisoriamente il rifiuto: “se è così allora sarai trattato da nemico” tuona Re Abenner contro il figlio: e anche Vader esclamerà frasi di apparente, ormai incolmabile distacco: “l’Imperatore ti insegnerà la vera natura della Forza: è lui il tuo padrone ora” e soprattutto (Luke: “sarai costretto ad uccidermi“) “se è quello il tuo destino…“; insomma un “muro contro muro”, in cui alla fermezza del figlio, disposto a rinunciare al padre carnale, fa eco quella del padre che sembra pronto a trattare da nemico e lasciar morire il figlio.
Chi è “figlio della luce” (per dirla in termini cristiani) sa che le parentele terrene cessano di essere valide quando divengono di ostacolo al conseguimento del vero bene (“chi ama i genitori più di me non è degno di me“). Eppure non cessa, da parte del figlio, l’intento di persuasione e conversione del padre. Nel momento stesso in cui si esercita l’eroica fermezza del figlio il padre ha un lieve cedimento, una momentanea intuizione del bene: Re Abenner si accorge della verità delle parole del figlio; e così anche Vader afferma che per lui ormai è troppo tardi; per entrambi l’abitudine del male vince sull’intuizione, le tenebre impediscono di scegliere il bene. È ancora presto.
Il padre affida il figlio a una prova, la resa dei conti nella quale spera di poterlo ancora portare dalla sua parte, facendolo rinsavire dalla “sciocca stoltezza” in cui versa. Re Abenner affida il figlio a un agone dialettico con i maestri del suo culto nefasto, un confronto culturale dal quale, è certo, le tesi sciocche e benigne del figlio usciranno sconfitte; Vader affida Luke all’analogo confronto con l’Imperatore.
Un oscuro e malvagio mago (Theudas), dotato di incredibile sicurezza, eloquente e convincente, interviene a ottenebrare ulteriormente la mente del Re Abenner. L’Imperatore Palpatine, potente, sicuro di sé e molto convincente, fino all’ultimo esercita il suo influsso su Vader impedendogli di continuare il suo avvicinamento al vero bene. Questa sinistra figura di “mago” escogita inoltre delle tentazioni per il giovane, sotto gli occhi del padre: Theudas propone di tentare Ioasaph con ogni mezzo per fare venir meno la sua integrità; Palpatine orchestra una trappola per Luke, cercando di indurlo in vari modi a cedere alla tentazione del Lato Oscuro.
Il giovane protagonista passa un durissimo travaglio, nel quale il confine tra tentazione e cedimento è labile; ma ne esce vittorioso. Ioasaph resiste alle lusinghe delle cortigiane; Luke non resiste alla tentazione di sfogare la propria ira ma comunque si ferma prima che sia troppo tardi: va particolarmente vicino al cedimento, che si configura come identificazione col proprio padre (l’identificazione delle mani mutilate), come l’invito dell’Imperatore a prenderne il posto sottolinea emblematicamente. Qui Star Wars è ancora una volta più elaborato e complesso.
Una nuova proposta viene fatta al protagonista, una nuova tentazione: quella del potere politico. A Ioasaph è offerta metà del regno, a Luke di prendere il posto di suo padre al fianco dell’Imperatore. Ioasaph accetta per fondare un regno all’insegna della vera fede. Luke non accetta il potere, perché la situazione è diversa e, soprattutto, la vicenda ha già raggiunto il suo acme e deve concludersi.

Le due storie si differenziano, ma lo schema non è diverso neppure ora. Ioasaph inizia un regno all’insegna del bene mentre il casato di suo padre declina. Alla fine, dopo alcuni anni, il padre si converte. La sua conversione è improvvisa e non è connessa a un evento particolare, se non la constatazione della benedizione che il figlio riceve seguendo il bene e la rovina in cui egli è caduto da seguace del male.
In Star Wars tutto è più concentrato, più drammatico: è davvero più simile a una tragedia nel senso di un’azione unica e compatta, che in breve volge al termine. Qui la conversione del padre è scatenata (o meglio è portata oltre la soglia cui era giunta) dall’amore filiale che prevale, quando Vader si sacrifica per salvare Luke.
Questo elemento è assente nel mito di Ioasaph, e rende il culmine dell’epopea di Star Wars molto più ricco e più nobile.
In entrambi i casi il padre del protagonista morirà dopo la conversione: Re Abenner pochi anni dopo essersi convertito. Con Vader tutto è molto più efficace e drammatico, in quanto il moto di redenzione, il sacrificio (là assente) e la morte sono tutt’uno: Vader resterà in vita solo per pochi minuti. La morte qui è connessa con la redenzione ed anche con il sacrificio per amore paterno.
Entrambi i padri ricevono un battesimo subito prima di morire, a sanzione dell’avvenuta conversione: Abenner è appunto battezzato, Vader lo è nel proprio sangue (simbolicamente), nel senso che si sacrifica e morirà; e il sacrificio, o il martirio, è una nota forma di battesimo alternativo, in extremis.
Altra somiglianza (pur nelle diversità su questo punto, cioè quello delle modalità di conversione) consiste nel fatto che il primo clamoroso segno esteriore di conversione è per Abenner l’afferrare e scagliare a terra frantumandoli gli idoli maligni in cui credeva; il che coincide, simbolicamente, col gesto di Vader di afferrare e scagliare nel vuoto Palpatine, il signore del male nel quale lui credeva; ma abbiamo visto che qui la molla della conversione, e del conseguente gesto del rifiuto del male, è più precisa, profonda e interessante, perché si tratta dell’amore paterno, e in più comporta la morte.
Luke, come Ioasaph, rovescia i termini del rapporto interpersonale e salva il padre, dopo aver emblematicamente rovesciato l’offerta “vieni con me“, stavolta all’insegna del bene. Questa paternità, che condurrà alla salvezza del padre carnale, è una paternità spirituale, nella quale i vincoli convenzionali della carne sfumano e perdono quasi di significato, nella stessa misura in cui lo spirito è superiore alla carne.
Un’appendice alla redenzione del padre carnale da parte del figlio è il fatto che questi superi il proprio padre spirituale, il maestro: Ioasaph come corollario e conclusione della propria esperienza supera Barlaam in ascesi; Luke supera Obi-Wan Kenobi, diventando un Jedi più grande di lui e riuscendo là dove lui aveva fallito, cioè redimere Anakin.
Anche questo particolare rende più raffinato l’intreccio di Star Wars: Barlaam non aveva alcun rapporto col Re Abenner mentre Obi-Wan era stato già maestro di Anakin/Vader prima che di Luke. Nella saga c’è dunque un ulteriore legame che si sovrappone a quelli propri dell’enigma della parentela, ed è quello diretto tra padre carnale e padre spirituale, perché questi era stato padre spirituale già del padre prima che del figlio: quando Luke supera Obi-Wan, quindi, lo fa proprio nell’aspetto in cui il maestro aveva fallito.

L’armonia ristabilita

Luke ha salvato Anakin e Anakin ha salvato Luke. L’enigma della parentela è sciolto e sul piano della “santità” l’armonia degli originali rapporti di parentela è ristabilita: si è risvegliato l’amore paterno e, dopo che il figlio si è fatto spiritualmente padre di suo padre, il padre carnale torna padre nel suo ultimo gesto. Il cerchio è chiuso.
Ciò è assente nel mito di Ioasaph, perché non c’è uno sviluppo in senso tragico dell’enigma della parentela: Re Abenner non è una figura paragonabile ad Anakin/Darth Vader, a comiciare dal fatto che la sua non è un’identità doppia.
La triade Ioasaph – Abenner – Barlaam così come quella Luke – Anakin – Obi-Wan si ricompone nella sua armonia quando tutti e tre tornano sullo stesso piano, sotto il segno del bene; Luke non muore come Ioasaph alla fine della storia dopo anni di eremitaggio, ma non cambia il concetto: anche qui abbiamo tre “beati” che le sofferenze e i sacrifici hanno purificato.
La differenza sostanziale, come abbiamo già sottolineato, sta nel modo della redenzione di Vader / Anakin, che è ben più efficace e drammatica, chiude la parabola tragica ma la chiude all’insegna della luce e della speranza.

La storia finisce e attende (attenderà molto a lungo, credetemi) qualcosa che possa starle alla pari. Se è vero che Il Ritorno dello Jedi ha delle pecche contiene però anche il nucleo drammatico più commovente da secoli ad oggi. E che tanti non se ne accorgano nel nostro tempo non stupisce particolarmente, né troppo deve preoccuparci. I capolavori prima o poi trovano sempre un pieno apprezzamento.

Schema sinottico riassuntivo dei punti di contatto tra il mito di Ioasaph e la vicenda centrale di Star Wars.
La differenza sostanziale è che nel mito di Luke si sovrappone allo schema figlio / padre carnale / padre spirituale (enigma della parentela) quello “tragico” dell’ignoranza dell’identità del padre.

Barlaam e Ioasaph

Star Wars

il protagonista è un ELETTO, tenuto in disparte in una PRIGIONE simbolica, perché segnato da una predestinazione Ioasaph è tenuto segregato in un palazzo in esilio dorato dal padre perché predestinato da un oracolo ad essere il re più potente in un regno più alto (=spirituale). Luke è tenuto segregato su Tatooine per volontà di Obi-Wan, in attesa di essere istruito come Jedi e di rovesciare l’Imperatore; ma soprattutto dallo zio Owen, che, come il padre dispotico dello schema mitico, vuole impedirgli del tutto di seguire il suo destino e di assumere il ruolo “storico” cui è predestinato
la PROIBIZIONE (“funzione q”): il giovane protagonista predestinato vive nell’ignoranza di una dottrina Ioasaph vive nell’ignoranza della vera fede e del vero volto della realtà, lontano dal mondo abitato, dai mali, dalla morte e dalla riflessione, per volontà di suo padre re Abenner, che crede così di proteggerlo. Luke vive nell’ignoranza della Forza, dell’identità di suo padre e lontano dal mondo abitato e dai grandi eventi per volontà di suo zio Owen, che vuole proteggerlo perché non diventi come suo padre.
la MANCANZA (“funzione a”)

il protagonista soffre della propria condizione e si meraviglia delle realtà che lo circondano fuori del suo guscio. Soffre un’ansia di conoscenza, è malinconico

Ioasaph è ossessivamente attratto da tutto ciò che di nuovo può scoprire fuori del proprio esilio dorato; è malinconico e irrequieto Luke è attratto dal mondo fuori dagli angusti confini in cui vive, dai fatti importanti, dal desiderio di avventura; e vorrebbe anche conoscere di più su suo padre; è malinconico e irrequieto
L’uscita dai propri confini con la DISUBBIDIENZA come conseguenza della “mancanza”, cioè del desiderio di conoscere Ioasaph esce dal suo palazzo e disubbidisce, scoprendo la verità sul male e la morte, ampliando i propri orizzonti e restando sconvolto Luke esce verso il deserto; non compie in modo cosciente una disubbidienza, ma il suo preconscio (simboleggiato da C1-P8) lo spinge là dove troverà le risposte
la fine dei maestri Ioasaph si informa e scopre che non esistono più i maestri della vera fede dopo che suo padre li ha sterminati Luke scoprirà che non esistono più i cavalieri Jedi dopo che Vader (che in realtà è suo padre) li ha sterminati
il giovane incontra un vecchio misterioso Barlaam si presenta di sua volontà ispirato divinamente. Ioasaph lo incontra per un motivo indiretto, perché si è sforzato di conoscere e dal cielo Barlaam viene indirizzato Luke arriva a Ben Kenobi sempre in modo indiretto, ma seguendo C1, cioè il subcosciente; in effetti vuole conoscere di più su suo padre, anche se non sa coscientemente che va nel deserto per quel motivo.
il vecchio vive da eremita e si presenta al protagonista sotto mentite spoglie Barlaam è a tutti gli effetti un santo eremita del deserto; si presenta sotto le spoglie di un mercante al palazzo per donare la sapienza al protagonista Luke conosce da tempo il vecchio Ben Kenobi che vive da eremita nel deserto; per lui è l’identità dell’eremita quella falsa
il vecchio è tra gli ultimi rimasti della sua setta, perseguitata e sterminata dal padre del protagonista Barlaam è uno degli ultimi santi eremiti custodi della vera fede sterminati tutti dal re Abenner, il padre di Ioasaph. Obi-Wan è uno degli ultimi Jedi custodi della Forza sterminati tutti da Darth Vader, che si scoprirà padre di Luke.
il vecchio si configura come “DONATORE DEL MEZZO MAGICO” che revoca la mancanza, con funzione retorica (” funzione DZ”) cioè elargisce parole; sarà per il giovane maestro di vita e padre spirituale Barlaam inizierà Ioasaph a tutti i misteri della vera fede e il ragazzo vedrà in lui un padre spirituale. Obi-Wan inizierà Luke ai segreti della Forza e il ragazzo vedrà in lui un padre spirituale. Gli racconta anche di suo padre, ma è una verità criptata…
il dono d’addio da parte del maestro, che consiste in un “insegnamento” che corona l’istruzione ed è insieme “salvezza”; poi il maestro in qualche modo “abbandona” il giovane. Barlaam battezza Ioasaph: il battesimo è sia il coronamento dell’istruzione in quanto insegnamento più alto sia è dotato di valenza salvifica; poi Barlaam lascia il giovane, ma rimane con lui spiritualmente nella fede Obi-Wan affronta in duello Vader e si sacrifica coronando l’istruzione di Luke con un insegnamento che è il più alto, e che insieme è salvezza per lui, nella circostanza specifica; Obi-Wan muore ma resta con Luke spiritualmente nella Forza
il padre carnale

 

 

 

il padre spirituale

 

 

il padre culturale (per l’opera di persuasione; comunque ancora spirituale)

Abenner è il padre carnale di Ioasaph. È ottenebrato dagli idoli e perseguita la vera fede, avendone ucciso i santi maestri.

Barlaam è il padre spirituale di Ioasaph, maestro e guida che gli ha aperto gli occhi sul mondo.

Ioasaph si farà padre di suo padre spiritualmente, portandolo alla retta fede

Darth Vader / Anakin è il padre carnale di Luke. È preda del Lato Oscuro della Forza e ha perseguitato i Jedi.

Ben Kenobi è il padre spirituale di Luke, maestro e guida che gli ha aperto gli occhi sul mondo.

Luke si farà padre di suo padre spiritualmente, portandolo al bene.

il conflitto col padre carnale Ioasaph è divenuto ostile a suo padre che gli impedisce di essere felice conoscendo la verità sul mondo fuori dal suo palazzo Luke è divenuto ostile verso il padre “civile”, lo zio Owen, che gli impedisce di avventurarsi nel mondo, scoprire la Forza e soprattutto conoscere qualcosa sul suo vero padre.

Ma…il conflitto col padre in senso stretto c’è, anche se è inconsapevole: Luke diviene nemico di Vader e invece di onorare la memoria del padre finisce per combatterlo inconsapevolmente.

il padre spirituale (il maestro) si configura come alternativa al padre carnale Barlaam diviene padre spirituale e maestro, mentre Abenner resta ostile. Obi-Wan diviene padre spirituale, e qui la contrapposizione è al padre civile, lo zio Owen.

Ma…inconsapevolmente anche Luke sceglie il padre spirituale Obi-Wan in contrapposizione a quello carnale, Vader, benché per ora non lo sappia e creda anzi di starne combattendo l’assassino.

il figlio si fa padre spirituale di suo padre: corona la propria maturazione tentando la redenzione del padre (in modo speculare a quando il figlio rischiò di essere definitivamente convertito al male dal padre) Ioasaph ormai convertito, saggio e maturo tenta di riportare alla vera fede anche suo padre, cioè redimerlo (in modo speculare a quando Ioasaph rischiò di essere definitivamente convertito al culto degli idoli dal padre). Luke, ormai un Jedi saggio e maturo, tenta di riportare al bene (al lato luminoso della Forza) suo padre, cioè redimerlo (in modo speculare a quando Luke rischiò a Bespin di essere convertito al Lato Oscuro dal padre).
Di qui, da questo proposito del figlio, lo scontro, per la resistenza da parte del padre che tenta ancora di far desistere il figlio. Di qui, da questo proposito di Ioasaph, lo scontro, per la resistenza da parte di Re Abenner, che tenta ancora di riportare Ioasaph al culto idolatrico. Di qui, da questo proposito di Luke, lo scontro, per la resistenza da parte di Vader che tenta ancora di portare Luke al male, consegnandolo all’Imperatore.
il figlio propone la conversione, invita il padre a farsi suo pari nel bene Ioasaph propone la vera fede a Re Abenner e lo invita a farsi suo pari nella fede e nell’ascesi. Luke invita Vader a tornare Anakin, a riscoprire il bene nascosto, a farsi suo pari nel bene: rovescia l’invito che gli fu fatto: “vieni con me”.
Corollario è la minaccia del troncamento dei rapporti terreni in vista di quelli spirituali, più vitali Ioasaph minaccia di abdicare al proprio ruolo di figlio se il padre non rinsavirà Luke decreta (poco più avanti) funestamente: “allora mio padre è morto davvero”, che è lo stesso che abdicare al ruolo di figlio
Segue una controminaccia che sancisce provvisoriamente il rifiuto; frasi di apparente incolmabile distacco. “se è così allora sarai trattato da nemico” tuona Re Abenner contro il figlio “l’Imperatore ti insegnerà la vera natura della Forza: è lui il tuo padrone ora” e soprattutto (Luke: “sarai costretto ad uccidermi”) “se è quello il tuo destino…”
Non cessa, da parte del figlio, l’intento di conversione del padre. Mentre cresce l’eroica fermezza del figlio il padre ha un lieve cedimento, una momentanea intuizione del bene. L’abitudine del male, però, è ancora d’ostacolo. Ioasaph incalza. Re Abenner si accorge della verità delle parole del figlio Ioasaph, ma è solo una breve intuizione. Luke chiede con forza al padre di ritornare in sé. Vader afferma mestamente che ormai per lui è troppo tardi, l’intuizione del bene è spenta, per ora, dal male radicato.
Il padre affida il figlio a una prova, la resa dei conti nella quale spera di poterlo ancora portare dalla sua parte, facendolo rinsavire dalla “sciocca stoltezza” in cui versa Re Abenner affida il figlio a un agone dialettico dal quale, è certo, le tesi sciocche e benigne del figlio usciranno sconfitte. Vader affida Luke al confronto con l’Imperatore.
Un oscuro e malvagio mago, dotato di incredibile sicurezza, molto eloquente e convincente, interviene a ottenebrare ulteriormente la mente del padre, e inizia il suo piano definitivo di manipolazione del giovane protagonista. Un oscuro e malvagio mago, Theudas, dotato di incredibile sicurezza, molto eloquente e convincente, interviene a ottenebrare ulteriormente la mente di Abenner e inizia il suo piano definitivo di manipolazione di Ioasaph. L’Imperatore, oscuro e malvagio mago, dotato di incredibile sicurezza, molto eloquente e convincente, ottenebra ulteriormente la mente di Vader e inizia il suo piano definitivo di manipolazione di Luke.
Questa figura demoniaca, che ha in suo pugno anche il padre, escogita delle tentazioni per il giovane, sotto gli occhi del padre stesso. Theudas propone di tentare Ioasaph per fare venir meno la sua integrità morale. L’Imperatore Palpatine orchestra una trappola per Luke, cercando di indurlo a cedere alla tentazione del Lato Oscuro.
Il giovane protagonista passa un durissimo travaglio, nel quale il confine tra tentazione e cedimento è labile; ma ne esce vittorioso Ioasaph resiste alle lusinghe delle cortigiane a prezzo di un grande sforzo. Luke subito resiste alla tentazione di sfogare la propria ira; poi cede ma si ferma prima che sia troppo tardi: va particolarmente vicino al cedimento, che si configura come identificazione col proprio padre. Qui Star Wars è ancora una volta più elaborato e complesso.
Una nuova proposta viene fatta al protagonista, una nuova tentazione: quella del potere politico. A Ioasaph è offerta metà del regno, perché la brama del potere lo corrompa.

Ioasaph accetta ma solo perché così può fondare un regno di seguaci della vera fede.

A Luke è offerto di prendere il posto di suo padre al fianco dell’Imperatore.

Luke rifiuta, e il suo rifiuto respinge contemporaneamente le due tentazioni, perché pone fine allo sfogo dell’ira e così respinge anche la proposta di un potere all’insegna del male.

Alla fine il padre si converte Re Abenner si converte dinanzi alla constatazione che il regno del figlio è florido perché benedetto dal vero Dio, mentre il suo è in rovina. La conversione di Vader è scatenata dall’amore paterno, e include in sé sia il plateale rifiuto del male che il sacrificio della vita.
Il padre distrugge il simbolo del male, che lo soggiogava e in cui credeva, afferrandolo e scagliandolo via Re Abenner come gesto esteriore afferra e scaglia in pezzi gli idoli in cui prima credeva e che lo soggiogavano Vader afferra l’Imperatore in cui credeva e che lo soggiogava e lo scaglia nel vuoto; ma qui, in più, questo momento coincide con la conversione stessa, e coincide anche con il sacrificio della vita per amor paterno.
Il padre muore, ormai redento, dopo aver ricevuto un “battesimo” che sancisce la conversione Re Abenner muore, ormai redento, pochi anni dopo, appena dopo aver ricevuto il Battesimo, come sigillo dell’avvenuta conversione Vader muore, ormai redento, pochi minuti dopo: ma qui la sua morte è tutt’uno con il gesto di rifiuto dell’Imperatore e con l’atto della conversione; soprattutto, questa morte è una morte per sacrificio eroico che costituisce un battesimo di sangue; il più nobile.
Il giovane protagonista ha superato il proprio padre spirituale, il maestro Ioasaph ha superato Barlaam nella fede e nell’ascesi Luke ha superato Obi-Wan, diventando un Jedi più grande di lui e riuscendo là dove lui aveva fallito, cioè redimere Anakin
la triade si ricompone nella sua armonia quando tutti e tre tornano sullo stesso piano, sotto il segno del bene la triade Ioasaph – Abenner – Barlaam si ricompone nella sua armonia quando tutti e tre tornano sullo stesso piano, sotto il segno del bene la triade Luke – Anakin – Obi-Wan si ricompone nella sua armonia quando tutti e tre tornano sullo stesso piano, sotto il segno del bene
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