Editoriale

Retrorecensione – Il Fotolibro di Guerre Stellari

Un viaggio nel passato

Guerre Stellari è una saga complessa, articolata e ricca che in questi anni sta vivendo il massimo splendore, grazie ai nuovi capitoli in uscita, i fumetti e altri media incentrati sulla galassia lontana lontana.
Ma come ogni saga che si rispetti, non bisogna mai dimenticare le origini e le origini del mito, ben radicate nei quarant’anni di storie, leggende e materiale prodotto.


Ciò di cui cercherò di fare una recensione ora è probabilmente uno dei volumi più vecchi relativi a Star Wars pubblicati in Italia: sto parlando de “Il fotolibro di Guerre Stellari” edito da Sperling & Kupfer nel lontano 1978. Il volume, del costo di 3500₤, misura circa 28×20 cm e conta 61 pagine, con fotografie a colori.

Questo libro non è solo un cimelio per appassionati e collezionisti, ma un vero e proprio tuffo nel passato e una possibilità concreta di analizzare un pezzo di storia della saga ai suoi esordi. È difficile dare un giudizio o scrivere una recensione di un prodotto così datato, scritto in una situazione nella quale Star Wars era appena in stato embrionale e ancora “grossolano”, lontano dai concetti di canone, riedizioni e attenzione alla continuity.
La cosa più difficile è sicuramente capire come porsi di fronte a questo prodotto: da un lato con attenzione filologica-storica, dall’altra cercando di cogliere le sfumature del capolavoro arrivato fino ai nostri giorni.

Storia di un errore

La storia non inizia nello spazio, ma su Tatooine

Potremmo definire questo volume come un errore: da alcuni particolari delle foto (sulla copertina sono riportati C-3PO e R2-D2, dove a quest’ultimo è visibile in evidenza una placca di metallo sulla gamba sinistra, probabilmente presente nel modellino della foto per mantenere l’equilibrio), al testo che riporta spesso e volentieri incongruenze di trama ed errori di scrittura (sabbipedi invece di sabbipodi, cavaliere di Jedi invece di cavalieri Jedi) e una curiosa nomenclatura per quanto riguarda i nomi dei personaggi, della quale parlerò più avanti.
Lo spirito dunque con il quale ho affrontato questa analisi è quello critico, ma anche curioso di fronte ai cambiamenti e alla percezione di quello che oggi conosciamo tutti come Guerre Stellari.

Iniziamo dal contenuto: si tratta di un fotolibro illustrato a colori, che racconta la storia di Episodio IV per intero, usando un tono adatto più che altro ai bambini e ai più piccoli, ma fruibile comunque da un adulto. La narrazione scorre veloce ed è abbastanza dettagliata, ma pecca della poca adesione alla trama originaria e alle battute del film.
Alcuni passaggi sono accennati, mentre altri stravolti o resi da un punto di vista differente. La particolarità di questo volume, inoltre, risiede nella presenza di alcune scene tagliate dalla versione cinematografica, presenti sia sotto forma di testo che di fotografie.
Mi riferisco ad esempio alla scena dove Luke sta parlando con Biggs, prima che ci venga presentato ufficialmente.
Questo particolare è interessante per due ragioni: la prima è la predisposizione della saga a seguire da sempre la strada dell’ampliamento mediatico, la seconda per il fatto che la storia viene mostrata “arricchita” in un suo aspetto, come se il lettore potesse non solo rivivere le avventure del film, ma anche dare un’occhiata a ciò che è successo prima durante e dopo.

Una scena inedita del film

Le radici di una visione “più grande” prendono piede a poco a poco da particolari come questi, dalla curiosità di indagare più a fondo nella storia e nei personaggi.
I primi “errori” che si possono riscontrare iniziano dal testo, ricco di problemi e traduzioni poco azzeccate: possiamo trovare un esempio più volte nel testo dove Han Solo chiama Luke “cucciolo”. Scelta discutibile e poco consona, tradotta nel film con un più adeguato “ragazzo”. A livello di trama non si riscontrano grandi stravolgimenti, se non nei dialoghi (Vader che esclama “Aeronave consolare un corno!”) e nell’ultima pagina, dove troviamo un lieto fine definitivo, senza indugiare sulla possibilità che la storia possa continuare: “La guerra era finita … la Forza sarebbe stata per sempre con loro”.
Scelta comprensibile, dato che, almeno in Italia, Star Wars si conosceva poco e non si sapeva per certo se fosse o meno continuato in ulteriori capitoli, scelta tra l’altro non in voga in quegli anni e portata in auge proprio da Guerre Stellari.
Interessante ad esempio la definizione di Forza data da Ben Kenobi, ben diversa da quella che conosciamo: “È un’energia, un potere speciale che possedevano i cavalieri di Jedi. Anche tu, Luke, conoscerai il segreto della Forza che ti darà il potere dei cavalieri di Jedi…”.
I personaggi sono ben caratterizzati, anche se alcuni sono lasciati in secondo piano, come Chewbacca che viene nominato solo due o tre volte, e ad altri viene fornita un’inedita visione, come ad esempio Biggs, descritto come un’idealista pronto a dare la vita per la causa Ribelle.

R2, che stai facendo?

Il volume sembra essere stato tradotto dall’inglese con sufficiente cura e attenzione, valutando anche la difficoltà del tema (una storia di fantascienza pop con numerosi termini inglesi e neologismi) e la poca distanza con l’uscita nelle sale italiane.
Discorso che merita un’analisi a parte è invece la traduzione dei nomi dei personaggi, a sorpresa diversa dal doppiaggio del film. Dimentichiamo quindi Fener, Leila, Jan, C1-P8 e D-3Bo: in maniera del tutto imprevista vengono mantenuti i nomi inglesi, addirittura riadattati per pronunciarli nella maniera corretta. Abbiamo così Luke Skywalker, Han Solo, Ben Kenobi, Gran Moff Tarkin, Principessa Leia, See Threepio (traslitterato) assieme a Artoo Detoo. Curiosità: proprio per R2, chiamato Artoo durante la narrazione, ad un certo viene appellato con il nominativo C1, riferendosi però al modello di appartenenza.

“Artoo Detoo era un’unità tipo C1 …” e poco dopo sentiamo 3Po riferirsi al compagno in questo modo “Ascolta, C1…” … decisamente confusionario!

Il doppiaggio dimenticato

Darth Vader e Tarkin in una vista inedita

La volontà di mantenere i nomi inglesi è inspiegabile, visto il grande impegno profuso nel creare personalità e nominativi che fossero fruibili per il territorio italiano anni ’70, che ancora oggi gode di una certa popolarità e affetto tra i fan di vecchia data (chi di voi usa quotidianamente Dart Fener – rigorosamente senza h! – per riferirsi al signore dei Sith?). Inoltre, altri termini inusuali sono stati tradotti in italiano seguendo le direttive cinematografiche. Mi riferisco a “stella-pilota”, “spada-laser” e “Morte Nera”, lasciati tutti inalterati.
Per altri concetti è stato invece usata una nomenclatura completamente nuova, inventata e poco collegata ai concetti originali: possiamo vederne un esempio quando Ben Kenobi chiede ad Han Solo “quanto manca alla commutazione?” riferendosi al salto nell’iperspazio. Scelta quest’ultima legata forse ad una cattiva traduzione?

Una galassia a colori

Il punto forte di questo libro sono sicuramente le foto: numerose, di ottima qualità e ben equilibrate al testo. Accompagnano la narrazione fornendo l’appoggio visivo ed evitando di mostrare le scene più violente, come i cadaveri di Owen e Beru, descrivendo anche i retroscena da punti di vista differenti. Alcune non sono presenti nel film o mostrano un angolo diverso, probabilmente perché facenti parte di materiale promozionale inedito.

L’impressione che si ha alla fine della lettura è quella di aver rivissuto ancora una volta le avventure del nostro trio preferito, rivivendone le emozioni quasi appieno. La storia risulta comunque piacevole da leggere e non sfigurerebbe troppo neanche oggi, magari letta ad un bambino come favola della buona notte.
Dal punto di vista storico siamo davanti ad un volume importante, che fornisce una memoria difficilmente reperibile e ci mostra una faccia di Star Wars ormai lontana nel tempo, ma non perduta. In questo periodo di progetti ambiziosi, fa piacere tornare alle origini dove tutto è iniziato per poter apprezzare ancora di più il tesoro culturale e cinematografico che questa saga ci regala da quarant’anni.

La premiazione finale, dove anche Chewbe riceve una medaglia!
Facebook Comments

Una memoria importante

Il fotolibro di Guerre Stellari si rivela essere un prodotto per pochi, ricco di errori e imperfezioni che allo stesso tempo lo rendono unico e insostituibile. Un libro di storia per non dimenticare mai le origini del mito.

8
Voto:
8

You Might Also Like

image
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: