Athenaeum

Un’epopea in cerca di un titolo

di Davide G. Canavero

Qual è il nome della saga creata da George Lucas? “Star Wars”? Siamo certi che sia un titolo degno di questa epopea? Oggi è il suo nome popolare, quello con cui è conosciuta in tutto il mondo: ma tra cento o cinquecento anni sarà ancora ricordata con questo titolo? Quale potrebbe essere quello più appropriato in prospettiva? Per rispondere a questa domanda dovremmo prima definire i limiti dell’oggetto del discorso: cosa intendiamo con “Star Wars”? Un film, un ciclo epico, un universo di fantasia?

Tutto iniziò nel 1973 su dei block notes col titolo “The Star Wars“, per poi diventare “Star Wars” nel 1977 quando il film oggi noto come Episode IV: A New Hope uscì nei cinema. Nella mente di George Lucas l’etichetta “Star Wars” doveva indicare una saga, ma nonostante ciò, da principio, quello fu il titolo di un singolo film; solo in un secondo tempo, quando il successo iniziò ad arrivare clamorosamente rendendo possibile proseguire la storia, apparve l’indicazione degli “episodi” e fu chiaro che l’Episodio V non era “Star Wars 2“, cioè un piatto sequel come tanti, ma il nuovo capitolo di una saga strutturata, con una visione progettuale. Oggi “Star Wars” è un marchio registrato che indica tante cose, dal primo mitico film al merchandise più disparato, dall’esalogia che racconta la storia di Anakin Skywalker a un intero universo di fantasia, comprendente molte altre storie più o meno apocrife.

Cerchiamo allora di mettere un po’ d’ordine.

Prima di iniziare chiediamoci a cosa vogliamo dare un nome: innanzitutto al ciclo epico complessivo, che si spinge molto lontano nel tempo, specie nel passato mitico di quella civiltà galattica (migliaia di anni prima dei film, con un background fantastorico che arriva a 36.000 anni prima, considerando Dawn of the Jedi); in secondo luogo ci piacerebbe trovare un nome per il breve ciclo epico costituito dai sei film di Lucas, cioè la storia di Anakin, indubbiamente la parte più nota e riuscita del fenomeno Star Wars, nonché l’unica ad aver avuto fino ad oggi un impatto culturale mondiale vagamente paragonabile a quello delle “vere” epopee antiche (prima di inquadrare correttamente i 9 film del nuovo ciclo Lucasfilm-Disney occorre che siano usciti e che ogni verità sia rivelata…).

Il guaio con i poemi (e i cicli) epici è che ci mancano modelli recenti: questo genere poetico è clinicamente morto da secoli e solo nel Novecento, con la complicità della letteratura fantastica popolare, è rinato in prosa sotto forma di saghe create a freddo, a tavolino, pur conservando forti legami con la tradizione culturale ed epica preesistente, come l’opera di Tolkien; spesso slegate da un preciso contesto storico (fino al caso-limite di Lucas, che crea un enorme e vitale universo di fantasia inventato di sana pianta, privo di rapporti diretti con le tradizioni culturali della nostra umanità, riutilizzate e ricombinate tutte liberamente con contaminazioni di ogni tipo). Insomma, i poemi epici veri e propri hanno smesso di esistere da lungo tempo, perciò siamo costretti a rovistare nel passato alla ricerca di criteri per denominare in modo appropriato una vera saga, quale Star Wars è, al di là della sua attuale incarnazione cinematografica.

Se cerchiamo esempi recenti —penso a Il Signore degli Anelli— ci troviamo dinanzi a titoli da romanzo, ben lontani da quel senso di leggenda che evocano opere come “L’Eneide“, “Le Argonautiche” o “Il Canto dei Nibelunghi“, fuori dal tempo come tutti i capolavori: se degustiamo i loro nomi per un istante, il salto dalla storia mitizzata dei popoli antichi alla fantasia (apparentemente) fine a se stessa del fantasy moderno appare più brusco del dovuto; cosicché opere come quella di Tolkien o Lucas stentano a stare al passo con le epopee “vere” anche perché il modo con cui vengono chiamate ci richiama alla mente istintivamente semplici pubblicazioni editoriali e volgari metri di pellicola, non veri tesori culturali, quali invece meriterebbero di essere considerati.

Il mondo creato da Tolkien andrebbe forse chiamato complessivamente “Ciclo della Terra di Mezzo“; presso i moderni autori di saghe, infatti, la coscienza di inserirsi all’interno di una lunga tradizione epica è di solito fortissima, e si incarna in opere che si fanno conoscere —ne siamo lieti— come “Ciclo di Dune“, “Ciclo di Darkover“, “Ciclo di Shannara“, progetti letterari che si fanno “ciclo” con piena consapevolezza. Basta sfogliare i cataloghi della letteratura fantastica per accorgersi che il concetto di ciclo oggigiorno è addirittura abusato: è sufficiente scrivere una serie di romanzi ambientati nei soliti stereotipati mondi fantasy per sentirsi autorizzati a scomodare il nobile termine “ciclo”. Quante di queste opere avrebbero davvero il diritto di autodefinirsi ricorrendo a una denominazione letteraria così impegnativa?

Star Wars è certamente tra le opere che meritano questo statuto. Il titolo complessivo di tutto l’insieme delle vicende di fantasia ambientate in quel determinato (e innominato) universo mitologico creato da Lucas —con l’apporto, oggi, di altri autori— dovrebbe essere chiamato “Ciclo delle Guerre Stellari“, o “Libri delle Guerre Stellari” o “Cronache delle Guerre Stellari“, anche se permane un senso di genericità piuttosto frustrante. C’è ancora un vuoto da colmare; e non col nome di un singolo poema o di un ciclo, ma di una civiltà, di un’epoca “storica”, di una galassia, di un ambiente. Non possiamo chiamare quel mondo “mondo omerico”, “mondo vedico”, “mondo bretone”: la “galassia di Star Wars”… cos’è? “Mondo starwarsiano”… cosa diavolo significa?!? Non significa assolutamente nulla. Non si può chiamare una civiltà col nome (oltretutto vago e incolore) di un film realizzato… in un’altra galassia! Se Tolkien dà vita alla Terra di Mezzo crea sì qualcosa che prima non esisteva, ma che perlomeno ha un nome, oltre a tenui legami con miti autentici: “Ciclo della Terra di Mezzo” o “Mondo della Terra di Mezzo” o meglio ancora “Ciclo di Arda” (cioè il nome della Terra di Mezzo) sono concetti portatori di un certo significato, ma “Galassia di Star Wars” non ne ha alcuno, è una tautologia: è come affermare “Star Wars è Star Wars“. Suona e continuerà a suonare solo come “L’universo di quel famoso film”. Mentre è evidente che l’opera di Lucas merita molto di più, merita un nome, non di stare sullo stesso piano del “mondo di Alien” o del “mondo di Terminator”.

Tuffiamoci allora nel passato. Con quale criterio venivano chiamate le epopee letterarie dei secoli andati?

Le grandi epopee traggono spesso il loro nome da un personaggio (Odissea da Odisseo —latinamente Ulisse—, Eneide da Enea, ecc.); i cicli epici invece da un ambiente storico (ciclo troiano, ciclo bretone, ciclo carolingio, ecc.) o da un autore (canti di Ossian, ciclo omerico, anche se Omero non fu autore ma rapsodo, poiché l’opera è frutto di racconti stratificati nel tempo).

Se non suonasse un po’ buffo potremmo chiamare il ciclo epico complessivo nato dalle idee di Lucas —cioè l’intero universo mitologico di Star Wars— “ciclo lucasiano“. Ci sembra quasi impossibile, come abbiamo accennato, dare un nome alla civiltà di Star Wars: come si chiama quella civiltà galattica? Ha forse un nome legato a qualche popolo storico? Ovviamente no. Il massimo che potremmo fare è chiamare il tutto “Cronache degli Whill“, attenendoci allo spunto fantasioso di Lucas, che come tanti narratori di fantasy o sci-fi fa balenare questi accenni pseudo-storici per arricchire la profondità della saga. Ma che ne sappiamo di questi Whill? Come possono stare degnamente a fianco del “ciclo bretone”? Non prendiamoci in giro.

Insomma, ci troviamo subito faccia a faccia con un problema di fondo: a differenza di tutte le altre epopee di una certa importanza quella di Lucas è completamente avulsa dalla storia, è opera di pura fantasia, in un altro tempo e in un altro luogo; anche per questo trovarle un nome non è impresa agevole.

Vediamo se abbiamo più fortuna col nucleo centrale di questo ciclo epico, cioé l’esalogia cinematografica originale di Lucas. Passiamo in rassegna tutti i più famosi poemi epici antichi per capire da dove traevano i loro nomi:

Innanzitutto esiste una lunghissima serie di poemi il cui nome, nella lingua originale, significa “poema di…
•  Iliade (“poema della guerra di Troia”, di Omero)
•  Odissea (“poema di Odisseo”, cioè Ulisse, di Omero)
•  Eneide (“poema di Enea”, di Virgilio)
•  Eracleide (“poema di Eracle”, ce ne furono molte)
•  Tebaide (“poema di Tebe”, la più famosa è di Stazio; argomento è la guerra dei Sette contro Tebe)
•  Teseide (“poema di Teseo”, di Albinovano Pedone, età augustea)
•  Achilleide (“poema di Achille”, di Stazio)
•  Telegonia (“poema di Telegono”)
•  Ramayana (“poema di Rama”, di Valmiki)
•  Alessandreide (di Gualtiero di Châtillon)
•  Teseida (di Boccaccio)
•  Francìade (di Pierre Ronsard)
•  I Lusiadi (o Lusiadas o Lusitani, di Luis Vaz de Camoes, il più grande poema eroico moderno dopo i classici antichi, a detta di Schlegel e Croce: stupendo e misconosciuto poema che narra la spedizione in India di Vasco da Gama)
•  Henriade (di Voltaire, su Enrico IV)

   Questo tipo di titoli ha il valore di: “Il libro di…” o “La saga di…“. “Odissea” o “Eneide” esprimono proprio l’idea: “questa è la saga di…“. Nel nostro caso il concetto: “La saga di Anakin Skywalker” andrebbe espresso col nome di “Anakineide“; è un titolo adeguato, un po’ di maniera, ma perfettamente in linea con la tradizione del genere epico.

Analogo è il caso di “Iliade“, “Il poema di Ilio“, cioè Troia; un titolo derivato… da una città? Non esattamente, l’idea è piuttosto: “Il poema della guerra di Troia“. Qualcuno potrebbe far notare che anche in Star Wars le guerre sono il pane quotidiano della narrazione, ma poiché quello di Lucas è un breve ciclo di sei episodi ambientati in epoche diverse, il paragone con l’Iliade —che si concentra su un periodo di tempo brevissimo— si rivela del tutto fuori luogo. Se sappiamo badare alla sostanza, inoltre, ci renderemo conto che l’azione non si svolge attorno a una o più guerre ma a un personaggio chiave, vero elemento legante gli episodi. Sentiamo sempre più forte l’esigenza di affrancarci dal nome Star Wars, che ci appare povero, lontano dalla prospettiva profondamente umana che la saga possiede se ci concentriamo —come è giusto che sia— sulla parabola di vita del suo protagonista. L’esalogia lucasiana non racconta una o più guerre, ma la storia di Anakin Skywalker e dei suoi figli: per quanto possano essere importanti la caduta della Repubblica e la nascita dell’Impero, con tutte le guerre ambientate in quei decenni travagliati, la saga rimane innanzitutto la storia di Anakin. È per questo che Anakineide —nome che non reca traccia del concetto di guerra— ci sembra per ora il titolo più corretto, anche se non necessariamente quello più comodo o popolare.

Una seconda classe di titoli è quella che comprende tutti i “Libri di…” o “Canti di…
•  I Canti Ciprii
•  La Chanson de Roland (di Théroulde, Turoldo, parte del ciclo carolingio)
•  Il Román d’Eneas (Enea in chiave “cortese”)
•  Il Cantar de mio Cid
•  I Canti di Ossian (di MacPherson, che finge siano opera del mitico Ossian, l’Omero celtico)
•  Il Canto di Atli e il Racconto di Thrym (Thrymskvidha)(islandesi, collegati all’Edda)
•  Nibelungenlied (Il Canto dei Nibelunghi, mito germanico)

     Con questo criterio l’esalogia potrebbe chiamarsi “Il Canto di Lucas” o “Il Canto di Anakin“, ma obiettivamente, per la sensibilità contemporanea, siamo nel campo del ridicolo!

In altri casi un poema epico (o un breve ciclo, non lo ripetiamo più) può trarre il nome dal numero dei “libri”, dei “canti” di cui è costituito, ad es. “I cinque libri“: ecco allora che la storia di Anakin potrebbe essere nota come “L’Esalogia” per antonomasia, una denominazione che sta effettivamente prendendo piede già oggi, segno che forse è in grado di unire una coloritura aulica alla praticità. Peccato che adesso il prosieguo della saga da parte del nuovo corso Disney cambi le carte in tavola; alcuni già hanno parlato di Ennealogia (saga di nove episodi).

Altra categoria di poemi molto nutrita è quella che comprende titoli corrispondenti tout court al nome del protagonista:
•  Il Gilgamesh
•  Il Marius (di Cicerone, su Mario)
•  L’Orlando Furioso (di Ariosto)
•  L’Orlando Innamorato (di Matteo Maria Boiardo)
•  Il Guerino Meschino (di Andrea da Barberino)
•  Il Waltharius (mito germanico volto in versi latini)
•  Il Morgante (di Luigi Pulci)
•  L’Amaldigi di Gaula (di anonimo castigliano)
•  Il Baldus (di Teofilo Folengo, poema grottesco)
•  Il Gargantua e Pantagruele (di Rabelais)
•  L’Adone (di Giambattista Marino)
•  Il Don Chisciotte della Mancia (di Cervantes)
•  Il Messia (di F.G. Klopstock)
•  Il Beowulf (tradizione anglosassone)
•  Il Parsifal (di Wolfram d’Eschenbach)
•  Il Fingal

     Ricalcando questi modelli l’esalogia potrebbe chiamarsi semplicemente “L’Anakin” di Lucas, certamente un titolo sobrio ed efficace, forse addirittura preferibile ad “Anakineide” e “L’Esalogia“.

Un’alternativa —sempre sulla scia dei titoli che indicano più o meno direttamente il protagonista— potrebbe essere “Il Figlio dei Soli” (Son of the Suns), ma non sono certo molti, neppure tra gli appassionati, quelli che conoscono la storia di questo appellativo riferito ad Anakin, desunto da una fantasiosa profezia appartenente al background epico della saga (cfr. la sezione Saga – Evoluzione creativa).

Altri titoli, quasi tutti di poemi dell’antichità, in greco, al neutro plurale, significano “Le cose di…“, “Le imprese di…“, “Le vicende di…
•  Argonautiche (“vicende degli Argonauti”)
•  Dionisiache (“vicende di Dioniso”, di Nonno di Panopoli, l’ultimo poema epico dell’antichità)
•  Troica (“vicende di Troia”, di Nerone)
•  Etiopiche (“vicende della figlia del re d’Etiopia”, di Eliodoro di Emesa)
•  Farsaglia (Pharsalia da Farsàlo, o anche De Bello Civili, di Lucano, sulla lotta di Cesare e Pompeo)

     Difficile è trarre spunto da questo tipo di titoli: non possiamo certo chiamare l’esalogia “Le starwarsiane” (???) o “Le anakiniche“! Insomma, non dobbiamo confondere l’esigenza di cercare un titolo degno con il manierismo pedante dello scopiazzare i classici ad ogni costo. Se Star Wars è un titolo decisamente incolore è pur sempre meglio di simili ridicoli barocchismi.

I poemi epico-storici, tipici del gusto latino, iniziano spesso con “La guerra…” seguita da un attributo etnico o geografico:
•  Bellum Poenicum (“La guerra punica” cioè cartaginese, di Nevio)
•  Annales (di Ennio)
•  Bellum Histricum (di Ostio)
•  Bellum Sequanicum (“La guerra contro i Galli Sequani”, di Varrone Atacino)
•  Bellum Capitolinum e Bellum Iudaicum (di Domiziano)
•  Bellum Actìacum o Alexandrinum (sulla battaglia di Azio, di Gaio Rabirio)

     L’esalogia di Lucas, come abbiamo spiegato, nonostante sia nota proprio come “Star Wars” non ha in realtà al centro una guerra ma la storia di un uomo, quindi titoli di questo tipo sono assolutamente inadeguati. Tanto più che, al limite, non si tratterebbe di un’unica guerra ma, anche limitatamente agli “episodi” cinematografici, di un ciclo che abbraccia un arco di tempo piuttosto vasto, e dunque molte guerre diverse; quei titoli invece tradiscono una vocazione monografica, cioè celebrano fin dal titolo un’unica guerra, un’unica impresa. Nessun paragone è possibile con la vastità dell’opera di Lucas. Da ultimo, il già citato problema della mancanza del nome della civiltà di Star Wars, e di conseguenza del nome da dare a quella/e guerra/e. La Guerra di che? La Guerra dei Cloni? “Le Cloniche“, le cronache della Guerra dei Cloni: ma, pur facendo la tara alla ridicolaggine di un simile titolo, resta comunque un semplice frammento di questa epopea. Nulla che abbracci tutta l’opera.

Titoli che designano vicende specifiche, imprese come conquiste, viaggi, liberazioni:
•  Nostoi (cioè “I ritorni” dei greci da Troia verso le loro patrie)
•  Ilioupersis (“Distruzione d’Ilio”, cioè Troia)
•  Teogonia (di Esiodo, filone cosmogonico)
•  Le Metamorfosi (di Ovidio, filone mitologico)
•  Gigantomachia (di Claudiano)
•  La Gerusalemme Liberata (di Torquato Tasso)
•  L’Italia liberata dai Goti (di Gian Giorgio Trissino)
•  Africa (di Petrarca, sulla seconda guerra punica)
•  Arcadia (di Philip Sidney)
•  Il paradiso perduto (di John Milton, epopea religiosa)

     “La perdizione di Anakin“? Lascio giudicare ad altri. L’Equilibrio della Forza” (Balance of the Force) sa troppo di romanzo (o di film), così come “Il Prescelto” (The Chosen One).

Sarebbe un’illusione pensare che, dopo questa carrellata, il problema sia risolto: Star Wars continua (e presumibilmente continuerà) a chiamarsi Star Wars, per quanto stinto sia questo nome. Tuttavia abbiamo raccolto per il nucleo centrale della saga un terzetto di nomi che uniscono l’esigenza dell’aulicità a una certa sobrietà; e sono:

•  L’Esalogia (The Esalogy)
•  L’Anakineide (The Anakineid)
•  L’Anakin (The Anakin)

     Come vorremmo che venisse chiamata l’epopea che tanto amiamo? Forse “L’Anakin di Lucas, del ciclo delle Guerre Stellari”.

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